11 febbraio 2020

Annamaria Soldera: #terapiadurto

Sono #nata in una bella mattina di marzo del 1983, un po’ a sorpresa, perché nessuno aveva pensato che potessi decidere di nascere con due mesi di #anticipo, ma a me è sempre piaciuto fare #sorprese. E così sono venuta al mondo, una bimba formato tascabile, con una salute di ferro, pronta ad affrontare la vita. Tutto perfetto per i primi sette giorni, ma il 7° giorno, forse perché avevo voglia di crescere in fretta, o forse perché avevo troppa fame, mi sono #soffocata con il #latte (asfissia ab ingestis, per dirla come i medici) e qualcosa dentro di me è cambiato.
Nessuno si è accorto che c’era qualcosa che non andava fino a quando, all’età di un anno, i miei genitori hanno visto che non mi muovevo come gli altri, che non imparavo a camminare. Dopo qualche visita finalmente la diagnosi … paralisi celebrale infantile, #diparesi #spastica.
Da quel momento la mia vita è diventata simile di molti bambini con la stessa #disabilità. Fisioterapia, ausili vari per camminare, qualche operazione chirurgica qui e là e quelle attività speciali che stanno a metà tra la terapia e lo sport come l’idroterapia e l’ippoterapia (che poi dire ai tuoi compagni di prima elementare che tu vai a cavallo fa sempre un po’ di scena).
Se devo essere sincera però a scuola mi sentivo #diversa perché #non potevo #muovermi #come gli #altri (usavo stampelle o deambulatori) e perché con me c’era sempre l’insegnante di sostegno.
A 10 anni la svolta: l’arrivo della mia prima #carrozzina. Quattro ruote che per me sono diventate libertà e autonomia. Le conseguenze? L’eliminazione dell’insegnante di sostegno e l’inizio dello #sport. Ho iniziato con l’#atletica leggera. Me lo ricordo il primo giorno, pioveva, ho detto alla responsabile: “Voglio fare basket” e lei mi ha risposto: “Non c’è, se vuoi, puoi correre” e io ho corso, sotto la pioggia, e mi sono #divertita da morire. Ho imparato, giorno dopo giorno, anno dopo anno, cosa vuol dire fare sport: #impegno, #costanza, pazienza, ma anche #amicizia, divertimento, possibilità di #viaggiare e incontrare nuove persone e, per noi che siamo cresciuti con una disabilità, anche #indipendenza, possibilità di allontanarsi dalla famiglia (che a volte ti vuole un po’ troppo bene) e di imparare nuove strategie per essere più autonomo. Dopo l’atletica sono venuti altri sport: nuoto, tiro con l’arco, boccia, scherma, danza. E per ogni sport, nuovi amici, nuove esperienze e nuove possibilità. E poi 5 anni fa è #arrivato lui, il mio primo #sport di #squadra: il #rugby #in #carrozzina. Ve lo ricordate che da piccola volevo fare basket? Il rugby in carrozzina ci assomiglia, ma è molto più divertente! Si gioca proprio sul campo da basket (quindi se come me, siete freddolosi o non vi piace la pioggia, è uno sport perfetto). Come nel basket si gioca con la palla (tonda e leggera come quella da pallavolo, non ovale come quella del rugby) e, come nel basket in carrozzina, ogni giocatore ha un punteggio e un ruolo in base alla sua disabilità, questo vuol dire che #in #campo #nessuno viene #escluso e tutti si danno da fare per vincere.
Ma a differenza del basket, il rugby è stato pensato per le persone che hanno difficoltà motorie più gravi (devono essere difettosi almeno 3 arti (quindi ci giocano principalmente persone con tetraplegia o tetraparesi); non c’è nessun canestro da raggiungere, ma una meta oltre cui portare la palla; e soprattutto è lecito il contatto tra carrozzine: in pratica è come #giocare agli #autoscontri, è permesso, e consigliato, #schiantarsi #con #potenza contro la carrozzina dell’avversario (sì, qualcuno cade, ma tutti si rialzano più vivaci di prima). Io ho iniziato giocare con il Padova rugby una squadra fortissima, e da due anni gioco con i Mastini Cangrandi Verona, che fin da subito mi hanno fatto sentire parte della loro famiglia anche se venivo da fuori.
Ho detto tutto? No. Venite a provare il rugby se:
- siete uomini o donne o altro, che nel rugby c’è #parità di #genere;
- siete abbastanza rotti e abbastanza pazzi per giocare con noi;
- vi sentite troppo disabili per fare qualcosa: con una squadra alle spalle scoprirete che si può fare di tutto;
- avete paura di cadere, di andare a sbattere, di sbagliare ecc. Il rugby è la #terapia #d’urto che fa per voi;
- volete conoscere fantastici compagni di squadra che hanno condiviso le vostre stesse esperienze, tecnici e meccanici che fanno invidia a quelli della Formula Uno, allenatori che potrebbero girare con la frusta, ma sanno sempre trovare le parole giuste al momento giusto e chi più ne ha più ne metta.
Al momento ci sono squadre di wheelchair rugby a Verona, Padova, Milano, Vicenza e Roma. Raggiungeteci in queste città o, se siete troppo lontani, datevi da fare per creare una squadra dove abitate, vi garantisco che ne vale la pena. Vi aspetto in campo… o al terzo tempo!

#fispes #oltremodoltre #fispesland #pluriability #wheelchairrugby #rugby #iwrf #diparesispastica #carrozzina #indipendenza #sportdisquadra #paritàdigenere #mastinicangrandiverona #terzotempo #terapiadurto

Condividi:
alt

Essere oltremodoltre significa sfidare se stessi per superare i propri limiti ed aiutare gli altri a superare i propri pregiudizi