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Infinito De Vidi bronzo nei 400, Corso quarta nei 200

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Alvise De Vidi non si smentisce mai. Non è un caso che il pluricampione azzurro rappresenti la storia dell’Atletica paralimpica italiana e non è un caso che sia riuscito nuovamente a dimostrarlo anche alle Paralimpiadi di Rio. I suoi 50 anni sembrano annullati quando si tratta di correre con la sua carrozzina e oggi nella finale dei 400 T51, categoria riservata agli atleti tetraplegici, riesce ad agguantare una strabiliante medaglia di bronzo contro quelli che lui chiama affettuosamente ‘ragazzini’. È dal 1988, dai Giochi di Seul, che De Vidi domina la scena paralimpica del mondo collezionando allori: la sua bacheca ne aveva già 35 tra Paralimpiadi (14), Mondiali (12) e Europei (9) con l’ultimo exploit d’argento risalente agli Europei di Grosseto  dello scorso giugno. Ora siamo a quota 36.

La sua gara di bronzo inizia come di consueto con una partenza lenta, ma è dalla seconda curva che riesce a strappare metri preziosi agli avversari fino all’arrivo in 1:22.38. L’atleta delle Fiamme Azzurre fa esplodere tutta la sua gioia al traguardo: “Sono strafelice, è un grande risultato, portare a casa questa medaglia è straordinario. Sono sul più basso gradino del podio, ma sempre podio è. I miei muscoletti sono stati bravi, sono davvero emozionato. Ne ho vissuti di momenti così nella mia carriera ma se sono venuto qui a combattere con l’elmo vuol dire che c’è ancora qualcosa dentro. La medaglia mi ripaga di un anno difficile visto che ho iniziato ad allenarmi seriamente solo da aprile”.

Sulla sua prestazione De Vidi è un po’ critico come solo i grandi campioni riescono ad esserlo: “Non sono soddisfatto del mio tempo, dovevo fare almeno 1:20. Ho corso fiacco e speravo di essere più tonico ma ho avuto un problema al bicipite in questi giorni che i fisioterapisti sono riusciti ad attenuare. In gara ho visto il belga Genyn che non si allontanava troppo e questo mi ha dato fiducia, all’ultima curva c’ero anch’io. Se avevo le braccia degli Assoluti di Rieti, me li sarei mangiati”. L’oro è stato conquistato da Peter Genyn (primato paralimpico di 1:20.82) davanti al messicano Edgar Sanchez Navarro (1:21.82).

Arrivano poi i ringraziamenti di rito: “Ringrazio il CIP e la FISPES che mi hanno supportato in questi anni, saluto Francesco Carboni della Federazione che qui ci è mancato tanto, e le Fiamme Azzurre che sta creando un gruppo allegro e stimolante. Ora festeggio con la mia famiglia ed in particolare con la mia mamma che è un pilastro importante della mia attività. Siamo una Nazionale fantastica, abbiamo superato tutte le attese a questa Paralimpiade. Come rappresentante degli atleti in consiglio e giunta CIP dico bravi a tutti”.

Si tratta della quarta medaglia dell’Atletica italiana a questi Giochi che si aggiunge all’oro di Assunta Legnante (peso F11) e ai due argenti di Martina Caironi (lungo T42) e Oney Tapia (disco F11).

In pista era anche impegnata Oxana Corso che, in finale, conclude i 200 T35 in quarta posizione. L’argento di Londra 2015 corre in 32.68 in una gara che segna il nuovo record mondiale della cinese Zhou Xia (28.33) che prevale sulla campionessa del mondo australiana Isis Holt. Bronzo per l’inglese Maria Lyle (29.35). A fine gara la giovane sprinter azzurra dichiara: “Ho corso per me stessa, me lo dovevo. A questa Paralimpiade non ero molto carica e questo ha influenzato i miei 100. Nei 100 e anche qui meritavo la medaglia. Sono riuscita a correre un secondo in meno rispetto a Londra, sono fiera di me stessa. Il prossimo anno deve cambiare qualcosa nel sistema delle classificazioni. Sentire le ingiustizie sulla mia pelle mi ha fatto crescere. Più di così qui non potevo fare, sarei potuta essere oro e argento”.

Nelle batterie dei 100 T42 qualificazione facile per la primatista iridata Martina Caironi che fa registrare il record paralimpico di 14.80 e per la gelese Monica Contrafatto, terzo tempo complessivo (16.20) e personale migliorato di 23 centesimi. Le due Azzurre saranno in finale alle 19:52 (le 00:52 in Italia).

Diversa sorte invece per Federica Maspero e Giusy Versace che nei 100 T43/44 non passano il turno e chiudono qui l’avventura di Rio. La sprinter canturina dell’Omero Runners Bergamo si regala il nuovo record tricolore di 14.37 abbassando il precedente limite di 7 centesimi:“È una sfida vinta, è quello che volevo da tempo e farlo dopo tre gare in una Paralimpiade e tanto impegno fisico e mentale è fantastico. Quest’esperienza mi lascia la voglia di ricominciare subito e di rimettermi in gioco, bisogna sempre guardare un pezzettino avanti. Rio mi ha dato un’emozione grande e un po’ più di fiducia in me stessa”.

Saluta i Giochi anche la Versace che taglia il traguardo in 14.42: “Considerando che per Londra 2012 ero a casa a commentare le gare e che avevo deciso di ritirarmi, vivere Rio dopo quattro anni è una grande soddisfazione. Io ho già vinto e sono molto felice. Mi piace pensare che la medaglia più bella è quella della gente che ci guarda e dice ‘Grazie’ trovando ispirazione ad andare avanti”.

In serata, oltre alla finale dei 100 T42, alle 18:23 (le 00:23 italiane) ci sarà uno degli eventi più attesi di questa Paralimpiade, il lungo T44, in cui gareggerà Roberto La Barbera ed il primatista mondiale Markus Rehm

Foto Mantovani/Ability Channel

Sito ufficiale Rio 2016
http://www.rio.comitatoparalimpico.it/index.aspx

 

 


2016-09-17
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